
Last But Not Least è il titolo della settima release degli Athlantis, band nostrana capitanata dal bassista Steve Vawamas, che si presenta con una formazione ormai quasi interamente stabile. Unico avvicendamento, infatti, è quello dietro le pelli, con l’arrivo del nuovo batterista Matt Stancioiu, che completa una line up composta da grossi nomi della scena italiana, che vede Pier Gonella alla chitarra, Stefano Molinari alle tastiere e Davide Dell’Orto alla voce.
Il nuovo album si apre con un intro “collage” dove la sintonizzazione di una radio salta tra vecchi pezzi e che, sinceramente, mi avrebbe fatto gettare il CD dalla finestra, se non fosse che ho ricevuto un press kit multimediale e il pc mi serve ancora. Sicuramente per la band tutto ciò avrà un senso, uno scopo, non lo metto in dubbio. Per fortuna il male finisce qui (sarà un mio difetto, ma sto diventando insofferente alle intro lunghe, spesso inutili) perché già il primo pezzo, Broken Soul, ci presenta degli Athlantis in gran forma, ispirati, lanciatissimi. Sappiamo tutti che stiamo parlando di grandi musicisti, ma il songwriting non si da mai per scontato e l’heavy metal classico dalle inflessioni power degli Athlantis è di livello.
Il connubio tra la voce di Dell’Orto e la chitarra di Gonella, chitarrista che ho sempre apprezzato tantissimo, è la cosa che mi è rimasta subito in mente già dopo un primo ascolto, ma tutta la band risulta compatta, da una sezione ritmica che non ha certo bisogno di presentazioni ed un tastierista che sa come sostenere i suoi compagni.
Last But Not Least è un album heavy, ma anche melodico, onesto nelle sue intenzioni, con pezzi ben scritti e dalle idee interessanti, dal riffing solido e dagli assoli di chitarra bellissimi. Dovremmo apprezzare di più le nostre band, perché questo disco non ha niente da invidiare alle produzioni che vengono dall’estero. Date un ascolto al nuovo album degli Athlantis, che merita il vostro tempo.
Piccolo edit: dopo aver scritto la recensione sono venuto a sapere che questo sarà l’ultimo album della band, una chiusura del cerchio insomma. Quindi anche l’intro acquista un suo significato perché ci da un assaggio di tutto il percorso fino a questo capitolo finale. Continua a non piacermi eh!, ma ha la sua ragione d’essere. Non ho voluto ritoccare la recensione perché scrivo sempre di istinto ed in base alle sensazioni che ho. Un vero peccato che la storia degli Athlantis finisca qui, ma almeno è un gran finale.
[Lenny Verga]






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