
A memoria di metallaro, non penso ci sia notizia più angosciosa che sentire che la tua band preferita prende un suo disco del passato e incomincia a metterci le manone sudate e raggrinzite della vecchiaia sopra e prova a dargli una spolverata con fondotinta e altre diavolerie malsane. Io accolgo queste notizie con un vago tremito che parte da un punto imprecisato nel mezzo della schiena e poi si propaga indiscriminato fino alle appendici più varie. Ecco la sensazione morale e fisica con cui ho accolto la notizia, quando uscita senza dubbio ferale, dell’operazione ri-registrazione di Aealo da parte dei Rotting Christ.
Dopo essermi ingollato un paio di pastiglie tranquillanti ed essermi bevuto una tisana, ho fatto mente locale su come è la versione originale di Aealo del 2010. Un disco del suo tempo, di certo, forse meno entusiasmante di Theogonia, ma signore e signori, è anche difficile uscirsene a breve giro di posta con due Theogonia, no? Quindi Aealo era logicamente meno, ma non brutto, aveva il suo feeling e anche le canzoni spargevano Rotting Christ e aura senza problemi. O solo dal vivo? Ecco, perchè ho sempre amato sentirmi le canzoni su Lucifer Over Athens (2015) rispetto al disco in sé?
Aealo aveva le canzoni azzoppate da una produzione alquanto scellerata, con scelte discutibili di arrangiamento (non posso dire che la causa fosse la “velocità” nell’entrare in studio, visto che fra Theogonia e Aealo erano passati 3 anni ma si sa, Sakis è un workaholic quindi…) e soprattutto di suono, con quelle chitarrine così flebili da essere quasi inutili in certi frangenti.
La scelta l’avevo interpretata, all’epoca, come il primo segnale della deriva ritualistica che poi sarebbe arrivata con Κατά τον δαίμονα εαυτού e Rituals; invece, ahimè, era proprio un brutta scelta.
E adesso, con 16 anni di ritardo, Sakis ha deciso di rimettere mano a quel disco. Ha fatto danni o gli ha dato il necessario lifting?
Ovviamente avete già letto mille recensioni in merito, quindi non c’è neanche l’effetto sorpresa, ma la risposta è il gioco ha pagato la candela. Succede poche volte, ma succede. Aealo ri-registrato suona finalmente un disco corposo, con arrangiamenti migliorati, con le chitarre che finalmente escono fuori anche su LP e il nuovo passaggio in studio ha permesso di correggere/ridefinire elementi (una chitarra acustica qua, un chorus là). Ascoltare Aealo, adesso, è sinceramente bello.
Non che il disco del 2010 fosse brutto, come detto, ma era zoppo. Adesso ha finalmente ritrovato quello splendore che gli era dovuto già all’epoca. Senza citare le canzoni classiche, prendiamo una Fire Death and Fear e confrontate il suono delle chitarre: a parte quello che suonano, nella versione del 2026 Sakis si prende la libertà di rielaborare la parte inziale, è proprio la loro presenza ad essere diversa, più spessa e incisiva nella versione moderna e molto più flebile, soverchiata dalla batteria di Themis, nel 2010.
Il cantato risente del nuovo timbro di Sakis, ma non ci faccio sopra un dramma umano. Anzi, non mi sembra neanche ci abbia perso troppo il passaggio al timbro più maturo rispetto allo scream strozzato con cui aveva approcciato Aealo all’epoca. Non è che Sakis sia mai stato un virtuoso del cantato, ma è riconoscibile e mette il timbro Rotting Christ sulle sue opere.
Senza mettersi a fare una disanima nota per nota, che tanto non saprei farla quindi la lascio, mi sembra abbastanza chiaro il mio pensiero: la versione 2026 supera senza troppi problemi quella del 2010. La maturità ha giovato a Sakis e ad Aealo.
L’unico pensiero: per favore, cari Rotting Christ, non incominciate a farlo con tutti i dischi, che qua si gioca su un terreno scivoloso. O i dischi sono epocali, quindi meglio lasciarli perdere, o non hanno le canzoni e la produzione, sinceramente, non è il problema peggiore del vinile. Aealo vi è riuscito e sono felice di questo, adesso passiamo oltre.
[Zeus]









