soffitto di cristallo o scarso interesse?

Le donne e la politica in Italia
La parità di genere all’interno della politica è un questione che da molti anni anima il dibattito pubblico e che viene considerata un tema sempre più urgente. Negli ultimi anni, molti Paesi europei hanno eletto parlamenti a maggioranza femminile o governi guidati da donne, uno dei casi più importanti è sicuramente quello dell’elezione di Ursula von der Leyen, prima donna a ricoprire il ruolo di presidente della Commissione europea. L’Italia però non sembra stare al passo con un’Europa sempre più equilibrata, dal punto di vista dei diritti e dell’accesso alle posizioni di potere, nonostante i grandi miglioramenti avvenuti nel corso della sua storia repubblicana.
Anche nelle posizioni di potere dell’apparato amministrativo e politico italiano è possibile registrare un miglioramento significativo.

Tuttavia, secondo il Global Gender Gap Index 2021, nella sezione Political Empowerment, l’Italia si posiziona al 41° posto, al di sotto di quasi tutti i paesi dell’Unione Europea. Nelle rilevazioni effettuate dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), sono soprattutto i domini del potere, del tempo, della conoscenza e del lavoro a registrare le disuguaglianze di genere più ampie, che fanno rilevare all’Italia dei punteggi inferiori alla media UE.
Un dossier redatto dal Servizio Studi della Camera dei Deputati e pubblicato il 7 marzo 2022, ci permette una riflessione sulla scarsa presenza delle donne negli organi di rappresentanza del nostro Paese e nelle cariche di maggior potere. È un documento che dà anche la possibilità di approfondire tutte le misure messe in campo dal Governo per arginare la problematica e portare l’Italia più in linea con le percentuali dell’Unione Europea. Tra i provvedimenti che sono stati inseriti all’interno della strategia che ha l’obiettivo di abbattere le disparità di genere, ci sono l’”introduzione di obbligo di trasparenza e pubblicazione delle short-list di selezione […] per i livelli dirigenziali apicali” e l’”introduzione di quote di genere negli organi collegiali direttivi della pubblica amministrazione e degli enti pubblici e affini”.
Nelle intenzioni del Governo sembrano esserci quindi tutte le premesse per un costante miglioramento nell’uguaglianza di genere all’interno degli ambiti del potere, dell’amministrazione e della rappresentanza. Questa intenzione il dossier la comunica in modo molto chiaro.
Ciò che manca al dossier è però un ragionamento più ampio, che analizzi il problema attraverso i numeri della partecipazione e dell’informazione politica anche tra chi non è attivamente coinvolto nella vita pubblica.
Andare alla ricerca dell’entità del problema, attraverso le statistiche e le analisi di specifici indicatori, può essere utile per avere a disposizione un’idea più approfondita e più puntuale del fenomeno, in modo da migliorare anche le misure proposte.
Il primo indicatore importante è il grado di discussione politica tra le fila della popolazione reale.
L’interesse delle donne verso la politica, in questo caso declinato nella frequenza con cui le persone intervistate ne parlano, è minore rispetto agli uomini.

Di particolare rilevanza è il dato che riporta in quanti non ne parlano mai: il 40% delle donne intervistate non tratta mai di politica, mentre tra gli uomini si registra il 26,2%. Di contro, il 10,4% degli uomini tende a trattare di politica tutti i giorni, quindi in maniera più frequente e costante; infatti, dai dati registrati, le donne si interessano con un’attitudine più occasionale, tanto che si registra una percentuale del 15,5% che discute di politica solo qualche volta all’anno, e con una percentuale maggiore, seppur di poco, rispetto agli uomini.
Molto interessante è anche l’andamento di coloro che non parlano mai di politica, in base alle fasce d’età.

In questo caso si nota che tra i più giovani la disparità tra maschi e femmine non è così assoluta: negli adolescenti per esempio sono di più i maschi, circa il 60% a non parlare mai di politica, mentre tra i 20 e i 24 anni i dati sono quasi coincidenti. Con l’avanzare dell’età tuttavia la differenza tra gli uomini e le donne aumenta in modo costante.
Specchio quasi perfetto della poca propensione delle donne a parlare di politica, è anche il loro grado di informazione in ambito politico.
Dal grafico riportato si vede come su un campione di 100 persone con più di 14 anni con le stesse caratteristiche il 21% dei maschi non si informa mai di politica, mentre tra le donne la percentuale cresce fino al 30,3%.

Tra chi si occupa quotidianamente di politica invece, si crea un vero e proprio distacco tra uomini e donne di più di 10 punti percentuali.
La differenza che si riscontra tra gli uomini e le donne che si informano di politica tutti i giorni varia in base alla fascia d’età presa in considerazione.

I dati ISTAT dell’anno 2020, che riportano la situazione generale di coloro che si informano di politica tutti i giorni, raccontano un andamento di costante crescita, sia tra gli uomini che tra le donne fino alla fascia d’età tra i 60 e i 74 anni, dopo la quale l’interesse di entrambi i generi subisce un arresto. Le fasce d’età in cui la disparità è minore sono quelle dei più giovani, soprattutto tra i 14 e i 17 anni e tra i 20 e i 24 anni.
Di diverso tipo sono invece le risposte che gli intervistati e le intervistate hanno dato, quando si è chiesto loro quale fosse la motivazione della loro poca propensione all’informazione politica. Si riscontrano in questo caso ben poche differenze di genere. La prima motivazione riportata è la mancanza di interesse, seguita poi dalla sfiducia nei confronti della politica e poi dall’eccessiva complessità del tema.

Ad oggi si può dunque affermare come la poca partecipazione delle donne alla politica rifletta un più generale minore interesse che le ragazze, fin dalla più giovane età, dimostrano nei confronti della vita politica e delle questioni che la riguardano.
Un minore interesse che potrebbe dipendere e avere origine da diversi fattori.
Tra le possibili motivazioni di una più bassa propensione delle donne verso la politica c’è una scarsità di modelli e di ispirazioni. Nella storia della politica italiana sono molto poche le donne che hanno ricoperto un ruolo di rilevanza e che sono ancora oggi ricordate. Questo contribuisce ovviamente in modo negativo sull’interesse femminile per la carriera politica. La scarsa rappresentanza di genere impatta quindi su tutta una serie di variabili psicologiche e sociali, come ad esempio le basse aspettative di successo.
Nonostante i passi avanti che sono stati fatti negli ultimi anni sul fronte dei diritti delle donne, non si può dimenticare il passato, e in molti casi anche il presente, sessista e patriarcale del nostro Paese. Fino a pochi decenni fa alle donne erano preclusi molti ambiti della vita pubblica italiana, tra cui anche la politica. Questo le ha portato ad essere impegnate in modo completo ed esclusivo nella gestione domestica e nella cura della famiglia, riducendo il tempo e le risorse a quelle attività che non coinvolgevano il nucleo familiare. Ancora oggi è presente una situazione di arretratezza sulle questioni che riguardano l’uguaglianza sui posti di lavoro, l’assistenza alle famiglie, l’equiparazione del congedo parentale di maternità e di paternità, e molte altre. In questo modo si è creato un circolo vizioso di difficile soluzione, in cui le donne da una parte sono meno rappresentate, dall’altra non sono invogliate ad agire in modo attivo e partecipe ai cambiamenti politici e sociali di cui la politica può farsi portavoce.
Alla luce dell’approfondimento sui dati della discussione e dell’informazione sulla politica, appare evidente che non basta stabilire le “quote rosa” negli organi di rappresentanza e di potere e pretendere trasparenza del processo decisionale. Nonostante siano misure pregevoli e necessarie, l’obiettivo deve includere anche iniziative per incentivare le ragazze, fin da adolescenti, a interessarsi alla politica. L’esigenza è quella di sottolineare l’importanza della partecipazione attiva per essere parte di un cambiamento nella società in cui viviamo. Ovviamente, ad azioni di questo tipo, bisogna accompagnare anche politiche che possano migliorare il ruolo della donna: c’è la necessità di lavorare in modo concreto sull’aiuto delle donne, per alleggerire il peso degli oneri della famiglia, così che possano essere maggiormente incline a intraprendere una carriera lavorativa, e anche politica.

