Maranima è un’idea di viaggio che unisce la valorizzazione del territorio insulare alla necessità di riscoprire i territori rurali di Sicilia.

La storia di Maranima

Quando era piccola, tutti la chiamavano esploratrice. Oggi Maranima è una botanica immaginaria.

Porta sempre con sé un taccuino, dentro ci sono mappe e sogni: campioni di piante rare e desideri di terre Mediterranee. Tra le pagine viaggia con le parole e cataloga regni lontani. Una mattina, seduta a guardare il mare, fantasticò di viaggiare su una barca per raggiungere quell’isola di cui le parlava spesso sua madre.

Chiuse gli occhi e sentì subito il ritmo e il profumo delle onde. Poi immaginò di attraversare un giardino fatto di tutte quelle piante che la madre le aveva mostrato da bambina, sotto forma di bozzetti. In ogni pagina c’era uno schizzo in carboncino e una storia su ogni pianta: erano parole acciuffate e poi trascritte.
Maranima ricordò quando da piccola guardava le stelle dalla sua terrazza e il padre le raccontava le avventure del Re Cappero, dell’olivo secolare, del bonsai ballerino, dell’elicriso cangiante e dell’origano vanitoso.

Quella mattina ascoltò il mare e dal suo giardino di santa Flavia partì con lo zaino in spalla, alla scoperta dell’isola dei suoi ricordi. Mise
dentro: una bussola, un barattolo acchiappasogni, una cartina tornasole, una pipetta con del liquido trasparente, una moneta e una lente d’ingrandimento. Il viaggio per mare durò diverse settimane. Dondolò come su una culla in mezzo alle acque dall’odore  di salsedine. A guidarla era il faro della luna piena appesa in cielo.
Studiò i disegni del suo taccuino e finalmente individuò il nome di quell’isola di cui aveva tanto sentito parlare: Pantelleria, la chiamavano, la figlia del Vento.

Arrivata sull’isola recuperò una vecchia mappa tra strani oggetti custoditi alla rinfusa dentro una bottega polverosa e fuori dal tempo, al centro del paese, dove scoprì essere conservate le rovine di un antico castello. Confrontò le carte e iniziò a camminare. Il mare le faceva compagnia, poi sparì.
Attraversò selle di montagne, boschi di lecci alti come i giganti, grotte di briganti; si fermò a riscaldarsi in un cratere dove fumi caldi e vapori sbucavano dalle rocce. Arrivò al Passo del Vento e all’improvviso il silenzio del cammino fu interrotto da strani pianti, come di bambini, ma provenivano da uccelli marini con ali lunghe e strette, che planavano all’orizzonte del mare. Uno di loro le indicò il cammino. Poi raggiunse la sua meta.
Restò delusa, non c’era niente di a􀄵ascinante ma solo un rudere attorniato da una prateria di piante dorate, arrivate da lontano. Sentì in lontananza le onde e poi una voce, alzò lo sguardo e vide per primo l’olivo secolare. Iniziò ad esplorare, districandosi tra rovi e cardi spinosi; saltò come da cunicoli rocciosi, sbucando qua e là su piani sfalzati di terra e macchia mediterranea; poi, circondata da vortici di pappi piumosi, balzò davanti al Re cappero, che la guardò con sguardo autorevole, accanto al suo fido consigliere barbuto, Giove.
Maranima uscì dal taschino la sua lente di ingrandimento e osservò una lunga fila di minuscoli insetti arlecchino, che si muovevano sotto i piedi del Re. Davanti ai suoi occhi c’era un microcosmo che non aveva mai visto prima, ma che scoprì essere curioso e pieno di vita. Ma Maranima aveva ancora tanto da scoprire. Continuò a camminare tra ulivi bonsai e alberelli di vite striscianti e vide l’origano vanitoso e ancora il limone chiacchierone, che non compariva nel taccuino, ma di cui le parlava sempre il padre. Stava lì solo dentro un giardino circolare, Maranima vi entro attraverso una porta in miniatura, trasformandosi d’improvviso in una goccia d’acqua e bagnandolo, il limone chiacchierone inizio a parlarle.
Rimase in silenzio per un po’. Immaginò un giardino e ancora una casa di pietra e cupole bianche. Le piante cominciarono a raccontarle delle storie e ognuna le risuonava dentro come la musica di un vecchio carillon. Mise insieme le memorie vegetali, quelle familiari e quelle fantastiche.
Iniziò anche Maranima a riscrivere la sua storia, dando vita a un giardino che fosse in grado di risvegliare i sogni di chiunque lo avesse attraversato.

“Benvenuti forestieri: ecco il giardino di Maranima. Silenzio. Qui parlano le piante, il mare e i vostri ricordi.”

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